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Una forte luce la costringe a socchiudere gli occhi, all'uscita della metropolitana. È una di quelle mattinate con il cielo coperto, bianco-grigiastro, ma stranamente luminoso. Si aggiusta la borsetta sulla spalla e si incammina per il marciapiede in mezzo alla folla. Attimo di pausa, tra una canzone e l'altra del suo IPod, in cui il brusio della folla riesce a raggiungere le sue orecchie. Arriva al semaforo, aspetta il verde, attraversa la strada passando sulle strisce. Riprende a camminare, stavolta dall'altro lato della strada.

Dopo un centinaio di metri, un improvviso colpo alla spalla destra, come qualcuno che la urta. «Chi è quel cafone?» -- breve scatto di nervosismo. Si guarda intorno, non capisce. Si rende conto di non avere più la borsetta. Panico. Vede il ragazzo che scappa, già troppi metri più avanti perché possa raggiungerlo. Alcuni preziosi secondi di smarrimento, mentre l'IPod continua a suonare ignaro di tutto. Poi di nuovo uno scatto di nervosismo. Desiderio isterico di sbattere i piedi per terra e di tirare un pugno alla persona più vicina, al muro, ai segnali stradali. Poi, finalmente, attimo di razionalità: «devo gridare 'Al ladro'.» La voce non esce, solo un mormorio imbarazzato. La gente intorno a lei però si gira e la fissa. Non la aiutano: anche per loro, quei due o tre fisiologici secondi di immobilità. Solo al secondo tentativo, un urlo acuto riesce a bucare la folla e a richiamare l'attenzione. «Al ladro! Fermatelo!».

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Created on: 3/18/07 5:18 PM

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