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Anima Nera

“Io sono un uomo malato... astioso. Sono un uomo malvagio.” Questo è un inizio, uno dei migliori di sempre per dirla tutta, anche Guido era cosi, come il protagonista del suo libro preferito, un uomo malato, un uomo malvagio, un mostro insomma, ma non lo era per rabbia, come l'io del libro di Dostoevskij, no lui lo era per sport, per puro agonismo, come amava ricordare agli amici e soprattutto ai nemici, perché si sa, in certi ambienti, in certi lavori, il nome, la reputazione, sono tutto.

Bullo di professione sin dai tempi dell'asilo, temuto e rispettato da tutti i ragazzini della scuola alle elementari fu durante il periodo delle scuole medie che Guido scopri la sua vera vocazione criminale, una lunga serie di segnalazioni minorili per risse, violenze domestiche e piccoli furti, poi detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti al tempo del liceo, qualche breve periodo di riformatorio ed un paio d'anni di carcere per festeggiare la maggiore età.
Un curriculum vitae che non mancò di impressionare i suoi compagni di cella e qualche responsabile di quartiere per i boss di zona, il modo migliore per prendere i contatti con il mondo della malavita organizzata, l'unico mondo che lo avrebbe mai potuto accettare, ma che non riusci mai ad inglobarlo, no, non lui, Guido non stava a nessuna regola, nessuna gerarchia di potere, era un cane sciolto lui, uno che lavorava a contratto, il migliore sulla piazza, lavori puliti, sicuri ed economici, perché di qualcosa bisogna pur vivere, ma la cosa più importante è fare un lavoro che ti piace e quando è cosi poco importa quanto ti paghino per farlo.

Nessuno ormai lo chiamava più Guido, l'ultima era stata sua madre, in punto di morte, un lavoretto ben fatto, per pochi spiccioli nascosti nell'armadio, ma anche in quel caso quello che contava era stato il divertimento, mica il compenso, anche la maggior parte dei contro nomi che qualcuno aveva osato dargli erano caduti in rovina, se a lui non piacevano trovava chi li aveva inventati e come minimo gli rompeva braccia e gambe, a qualcuno, si narra, avesse addirittura tagliato la lingua, perché i nomi contano e non ci si può certo tenere addosso qualche appellativo fuori luogo con leggerezza.
Cosi alcuni lo conoscevano come il filosofo, perché quando lavorava gli piaceva leggere certi libri colti e parlarne anche, fino alla nausea, fino allo stremo delle forze dei suoi interlocutori che la maggior parte del tempo non avevano neanche la minima idea di cosa si stesse parlando, ma naturalmente nessuno aveva il coraggio di dirlo questo, i più però lo conoscevano semplicemente come Lui.
<<Se vuoi un lavoro fatto bene devi chiedere a Lui>>
Si diceva nel giro e chi di dovere capiva e lo cercava, una stretta di mano ed il più era fatto, mai che Lui avesse lasciato un lavoro a metà, un conto in sospeso, era una questione di onore naturalmente, onore e reputazione, per non parlare del divertimento.

I pinguini, le divise blu invece lo conoscevano come il russo, non molti in verità, ma in questura qualcuno lo conosceva bene quel “Russo”, abbastanza bene da avvelenarcisi la vita e da non dormirci la notte.

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Genres: Detective Story

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Created on: 2/22/08 12:52 PM

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