... soltanto un inutilizzabile pentola semi carbonizzata e il gas da ripulire.
In quel momento decisi di lasciar predere colazione e pulizie; ci avrei pensato più tardi. Pur non avvertendo freddo, istintivamente sollevai il bavero della vestaglia azzurra che indossavo e mi accostai alla finestra. Scostai le tende e rimasi ad osservare il paesaggio fuori. Era ormai autunno inoltrato: gli alberi del giardino avevano perso le loro foglie, che accartocciate al suolo erano ricoperte da un leggero strato di gelida brina. Una densa foschia mi impediva di vedere fino al cancello, ma sapevo che là, alla fine del vialetto, come un soldato di guardia nella sua garitta, stava Tom, il mio cane, riparato nella sua cuccia in viglie attesa. Improvvisamente mi riscossi: avrei passato la mia giornata di riposo fissa come un baccalà davanti alla finestra? Decisi così di concedermi un bagno caldo, con tanto di bagnoschiuma idratante ed essenze dall'effetto rilassante che spandevano nell'aria il loro influsso benefico. Inebriata dai profumi, quasi stordita dal vapore di cui ormai il bagno era saturo, iniziai a sentirmi leggera e la mia mente cominciò a vagare, guidata da quegli odori, da quell'umido tepore. Così mi ritrovai bambina, in casa di mia nonna, nella sua camera da letto. Eravamo davanti al suo tavolo da trucco, lei seduta sullo sgabello dal rivestimento di velluto rosato, un po' liso e consunto dal tempo, e io ero accomodata sulle sue ginocchia. Rivedevo il suo volto rugoso, segnato dagli anni e dalle vicissitudini della vita, sorridermi nello specchio, mentre afferravo tra le mie piccole mani la grande spazzola d'argento e cercavo di passarla sui miei capelli, con uno sforzo indicibile. Sentivo il suo profumo emanare dai vestiti, profumo dolce, come di vaniglia, ma dalle note finali più decise e persistenti, che sembrava quasi volesse riprodurre il carattere della nonna: donna paziente, amabile, affettuosa, ma sicura di sè, ferma nelle sue decisioni, temprata dall'esperienza. Percepivo sulla pelle la carezza delle sue mani e sentivo la sua calda voce familiare canticchiare un motivetto della sua giovinezza.
Non so quanto rimasi immersa nella vasca, un quarto d'ora, mezz'ora; sicuramente fino a quando l'acqua perse il suo iniziale calore e percepii sulle spalle brividi di freddo. Aprii gli occhi di scatto: mi sentivo come quando la sveglia ti riporta alla realtà bruscamente mentre stai dormendo o stai vivendo un sogno quasi reale. Come un automa, mi ascuigai e mi vestii in tutta fretta; ero guidata da un istinto strano, che mi faceva agire indipendentemente dalla mia volontà e mi spingeva ad affrettarmi verso la soffitta.
This passage has been read by 16 users and has scored 1 points
Genres: Without Genre
Previous passages: 0
Created on: 2/27/08 3:04 PM
Comments: 0
Correct errors
About the story
This work is licensed under a Creative Commons License.