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Risveglio

Incerto, aprì gli occhi. La testa gli pulsava minacciando di esplodere, quasi seguendo il ritmo della musica che risuonava nelle sue orecchie. Spaesato, cercò di guardarsi intorno... senza riuscire a vedere nulla. Ancora intontito, si tolse un auricolare, stupito dal silenzio che lo circondava; la metropolitana all'ora di punta non era mai stata così silenziosa. Tentò di guardarsi le mani, ancora intontito dall'urto, di aver effettivamente sollevato palpebre, ma non ci riuscì. Preso dal panico, si alzò, avanzando a tento fino a quando con un piede non urtò qualcosa... o qualcuno. Proprio in quel momento, la luce di emergenza si attivò, portandogli alla vista il vagone seminato di corpi immoti.
“Strano, non c’è sangue.” Fu il suo primo pensiero, allucinato. Si chinò sulla donna che giaceva ai suoi piedi, osservandola in volto; sembrava dormire serena, se non fosse stato per il suo respiro, totalmente assente. Un sospiro gli percorse la mano, freddo, andando ad infilarsi sotto la maglia fino al collo… chiuse gli occhi, sconvolto, la mente nuovamente lucida grazie a quella fredda, strana sensazione. Il suo corpo cominciò a tremare, percorso dai brividi, uno per ognuna delle figure sdraiate in terra. Urlò, ed il suono del suo grido ruppe il silenzio, assordante. Quando riaprì gli occhi, di nuovo il buio lo accolse nuovamente.
Ormai lucido, tentò di raggiungere la porta più vicina, evitando per quanto gli era possibile i corpi che giacevano in terra. “Deve essere saltato anche il generatore ausiliario… ma che diamine sta succedendo?!” Mormorò, per non sentirsi solo in quell’oscurità; tuttavia, a poco a poco, si accorse che non era così profonda, e che riusciva a intravedere le forme degli oggetti, quasi fossero circondate da una lieve nebbiolina azzurra. Trovata la leva d’emergenza, la tirò, sbloccando la porta; il vento lo accolse, soffiandogli in faccia nuvole di polvere. Nessun rumore proveniva dalla galleria, e, dopo qualche istante di incertezza, decise di muoversi di li, seguendo l’indicazione che intravedeva attaccata al muro. Camminò da solo, il silenzio interrotto solo dal rumore dei suo passi, fino a raggiungere la banchina. Anche qui, il silenzio e il buio regnavano sovrani; altre figure giaceva immote al suolo. Si chinò sulla più vicina: dalle dimensioni, pareva un uomo adulto, ma non riusciva a vederlo in volto. Ancora una volta, un sospiro gelido si levò dalla figura immobile, srotolandosi sul suo braccio teso a cercare di svegliarlo, fino a raggiungere il suo collo. Rabbrividendo di freddo e di panico, si allontanò rapidamente, fuggendo verso le scale che portavano all’esterno.

Rapido corse lungo gli scalini, intravedendoli appena al lieve chiarore di quella strana nebbia, fino a raggiungere l’esterno; l’aria fresca ebbe il potere di tranquillizzarlo, almeno per un poco. Si guardò intorno, agitato, cercando di scovare in quello che lo circondava una parvenza di normalità: Piazza Loreto era sempre la stessa, completamente intasata di macchine ferme ai semafori, le luminarie della pubblicità come fari per naviganti; tuttavia, anche qui il silenzio regnava sovrano. Le macchine erano spente, e le poche figure che popolavano i marciapiedi erano tutte sdraiate a terra, immobili. Attonito, levò lo sguardo al cielo, cercando di comprendere quello che stava vedendo, notando solo ora come la luna e le stelle paressero enormi e brillanti nel cielo notturno, privo di ogni nuvola. Infine, con la coda dell’occhio, il suo cervello registrò la più grande delle anomalie, troppo aberrante perché, ancora intontito com’era, potesse accettarla come tale: nel grattacielo più alto della piazza c’era un enorme foro, un cerchio perfetto largo almeno quindici metri, all’altezza del ventesimo piano. Non era stato scavato, poiché non c’erano macerie: sembrava quasi che quella parte del palazzo avesse semplicemente cessato di esistere, tuttavia la struttura non sembrava a rischio di crollo. Questo fu il primo pensiero che gli passò nella mente, mentre osservava la scena, inebetito. Quasi involontariamente, si mosse in quella direzione, senza accorgersi dei brividi che lo percorrevano ogni volta che passava vicino al corpo di una persona riversa a terra. Poggiò infine una mano sul muro del palazzo, quasi a volersi sincerare che esistesse veramente, sentendone la fredda e sudicia superficie di marmo incrostato di smog; si appoggiò quindi con la schiena alla parete, lasciandosi quindi sedere lentamente a terra, troppo scioccato per reggersi sulle sue gambe. Davanti a lui giaceva una donna, avvolta in un cappotto, i lunghi capelli scuri lievemente mossi dal vento. Avanzando lentamente, indeciso, si avvicinò, scostandole la sciarpa per guardarla in volto.
Proprio in quel momento, anche dalla bocca di lei uscì quello strano sospiro, ma si accorse con orrore misto a stupore di riuscire a vederlo, una piccola macchia di nebbia azzurrina mentre, come mosso da una lieve brezza, percorreva lento il suo braccio, fino a raggiungere il suo petto, per poi entrarvi, repentino.

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Genres: Science Fiction, Fantasy

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Created on: 2/27/08 9:11 PM

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