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... dalla mia volontà e mi spingeva ad affrettarmi verso la soffitta.

Non me la ricordavo così polverosa.. era veramente un disastro. Mentre continuavo a chiedermi come potesse essersi annidata tanta polvere in un luogo così piccolo e cercavo di rovistare all’interno della mia mente per capire da quanto tempo non mettevo piede in quella stanzetta così angusta, i miei occhi furono sorpresi dal bagliore che potevo scorgere dalla finestra.

Mentre ero quasi ipnotizzata dalla luce del sole, che in alcuni momenti era lievemente oscurata da una nebbiolina persistente che sembrava avvolgerlo in un mare perlaceo e lattiginoso, iniziai nuovamente a vagare con i miei pensieri. Era di nuovo l’immagine della nonna che riaffiorava nella mia mente, ora però la mia memoria si focalizzava su quella sua casetta piccina immersa nella valle di Lungorivo… la stessa casetta dove io stessa vivevo e che la nonna mi aveva lasciato come ultimo dono. Come scordare quell’orticello che si trovava dietro casa dove tutto era allineato con precisione (magari fossi riuscita a ricrearne uno perfettamente identico). Ogni stagione portava con sé un nuovo dono ed ogni pomeriggio trascorso a casa della nonna era un momento di gioia, di gioco.. Mi ricordavo ancora il profumo di quelle fragole rosse che la nonna utilizzava per la sua crostata e quel cespuglio di lamponi e ancora quel nuvolo di api che si sollevava dai bianchi gigli di maggio e da cui io temevo continuamente di essere punta… Le immagini erano così nitide nella mia mente, mi sembrava di essere ritornata indietro nel passato, mi sembrava di sentire la voce della nonna… come potevo dimenticarla?

Quelle estati trascorse nella sua casetta si erano impresse in maniera indelebile nella mia mente, come del resto si erano impresse anche quelle immagini di esserini fantasiosi di cui la nonna mi parlava ogni sera nel tentativo di farmi addormentare.. esserini fantastici che diceva di aver visto con i suoi stessi occhi vagare per le viuzze della valle di Lungorivo. Vedevo nuovamente sfilare di fronte ai miei occhi un corteo di piccoli individui di ogni tipo: gnomi dai cappelli a punta con lunghi baffi e barba che arrivava fino alle ginocchia, calzettoni colorati, scarponi slacciati e pantaloni lisi e sdruciti che avrebbero avuto bisogno di essere rattoppati dalla nonna; piccole fatine con orecchi a punta, lunghi capelli argentei, ali che spuntavano magicamente dalla schiena dai colori madreperlacei, vesti che ne delineavano i piccoli corpicini; coniglietti parlanti vestiti di tutto punto pronti per partecipare ad un concerto canoro, direttamente nel giardino della nonna, e ancora una piccola orchestrina con tutti i suoi componenti in livrea rossa: la ranocchietta con il suo clarinetto, due coniglietti con il violino…
Mentre ero immersa nelle mie fantasticherie sentii uno strano rumore, una specie di gemito, non si trattava di Tom ne ero sicura. Oltretutto il rumore sembrava provenire dalla stanzetta e non dall’esterno…

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Created on: 2/29/08 1:37 PM

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Author: Renatina (21Add to favorite authors list

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