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... orto: fagioli, patate , grosse verze e radicchio in file ordinate e composte.

Si riscosse e proseguì rapidamente verso il piccolo borgo. Si fermò solo davanti all'ingresso di quella che appariva come una locanda: l'insegna appesa sopra la porta raffigurava tre tazze bianche e blu e dondolava al soffio del vento. Dall'interno veniva un vociare allegro, di persone che si divertono insieme, raccontandosi avventure, incontri, fatti reali o inventati, spesso esagerati e ingigantiti dopo un boccale di birra in più del dovuto...Le spalle cominciavano a dolergli per il peso dello zaino e lo stomaco richiedeva di essere saziato, magari con qualcosa di caldo, che facesse dimenticare la fatica e il freddo patiti durante il lungo viaggio. Così, avvolto nel nero mantello, il viandante entrò nel locale e trovò posto a sedere in un angolo, accanto al camino acceso. Si tolse lo zaino con sollievo, ma non scoprì il capo che rimase mezzo nascosto dal cappuccio del mantello; l'oste gli venne vicino chiedendogli cosa desiderasse ordinare. "Zuppa", disse, "zuppa di patate e verza e un bicchiere di sidro". L'oste si diresse verso la cucina gridando al cuoco l'ordinazione ricevuta, mentre il nostro personaggio, sempre meno infreddolito, cominciò a guardarsi intorno. Nella penombra di quell'angolo nessun cliente si accorse di lui; anche quando era entrato nessuno si era voltato verso la porta poichè tutti i presenti erano intenti a parlare e a cantare, accompagnati dal suono del flauto e del violino, quel suono che gli era giunto alle orecchie quando ancora era lontano dal villaggio. Era una musica allegra e la canzone narrava di una bella ragazza da conquistare e delle peripezie dello spasimante per avere da lei un appuntamento. Gli venne servita la cena, che gustò come se fosse il primo pasto che si concedeva da tempo immemore; poi, rimesso in spalla lo zaino, chiese all'oste se poteva avere una stanza per la notte. L'oste si meravigliò di questa richiesta: da anni nessuno giungeva in paese per villeggiatura e se qualche forestiero arrivava nella valle di Lungorivo era per venire a trovare parenti o amici e dunque non aveva bisogno di una stanza alla locanda. L'oste, allora, per la prima volta da quando era entrato, guardò con attenzione lo straniero: piccolo, esile, avvolto in un mantello nero e curvo per il peso dello zaino che portava sulle spalle; le mani inguantate, il capo coperto; rimaneva visibile solo il volto. Un volto pallido, magro, dalla carnagione chiara, diafana; due labbra sottili ed esangui, un naso aquilino. Ma gli occhi erano scuri, vivi, mobili, profondi, quasi inquietanti. L'oste rimase un attimo a pensare: "Chi è questo? Cosa lo ha portato qui da noi? Perchè vuole una camera?" La perpelssità lasciò però presto il posto all'idea del guadagno che l'affitto della stanza gli avrebbe procurato; dunque si affrettò a invitare lo straniero a seguirlo lungo una stretta scala di legno che conduceva al piano superiore. Quando gli altri clienti si accorsero di quel movimento, interruppero la musica e le parole: si guardarono l'un l'altro con sguardo interrogativo, cercando negli occhi degli altri una spiegazione che da soli non riuscivano a darsi. Uno straniero dorme tra noi? Chi è? Lo conoscete? Cosa vorrà? Nel silenzio calato all'improvviso nel locale, si sentivano solo il crepitare del fuoco, che si andava lentamente spegnendo, e il vento che fuori continuava a soffiare...

Intanto, il forestiero seguiva l'oste su per la scala alla luce di una lucerna ad olio che proiettava sul muro ombre lunghe e sinistre. Ovunque, ragnatele e polvere; un mazzo di fiori ormai rinsecchiti era rimasto in un vaso su una consolle lungo il corridoio. L'oste si fermò davanti ad una porta; con il lembo del grembiule pulì la targhetta d'ottone che indicava il numero della stanza, la stanza numero 7. Aprì la porta e subito i due furono investiti dall'odore di polvere e di chiuso; l'oste si sentì in dovere di giustificarsi: " Sa, è da molto che non affittavo camere... scuserà la polvere, ma le assicuro che in un attimo sistemerò al meglio la stanza..." Alzò dunque la fiamma della lanterna per rischiarare l'ambiente e si affrettò a spalancare la finestra; entrò il vento freddo facendo muovere disordinatamente le tende e spandendo nell'aria la polvere di cui erano intrise. L'oste trasse dalla tasca del grembiule un tovagliolo e alla bell'e meglio cercò di pulire il piccolo tavolo posto accanto al muro, il comodino a lato del letto e il comò con la sua specchiera. Poi corse nel corridoio, aprì un armadio di servizio; afferrò un asciugamano pulito e lo portò all'ospite. Si muoveva con rapidità, ma più per affrettare il momento del congedo da quell'inaspettato cliente che per mostrare solerzia e cura. Salutò brevemente e si chiuse la porta alle spalle; poi si diresse verso la scala che discese in tutta fretta.

Era rimasto solo. Posò sul tavolino lo zaino, chiuse la finestra e girò la chiave nella toppa. Si lasciò cadere sul letto, sfinito. Il cappuccio gli scivolò dal capo, lasciando fluire i suoi lunghi capelli grigi, striati di verde. Un letto... da quanto non ne vedeva uno? E soprattutto, da quanto non vi dormiva? Da troppo tempo, infatti, il suo giaciglio erano state le foglie della foresta, la roccia delle grotte, la paglia delle stalle che aveva incontrato nel suo continuo viaggiare, nel suo continuo fuggire... Ma ora, lì, nella valle di Lungorivo poteva porre fine alle sue peregrinazioni; lì era la chiave di tutto... Si alzò, si tolse il mantello e lo accomodò sulla sedia; aprì lo zaino e tirò fuori il grosso libro che vi era contenuto. Era un testo di grande formato, rilegato in pelle rossa con delle scritte a caratteri d'oro; nel centro della copertina era incastonato un fregio d'argento con una pietra verde. IL viandante prese il libro e lo pose sul comodino; poi spense la lanterna che l'oste gli aveva lasciato e si distese sul letto. IL sonno lo prese velocemente. Intanto, la pietra nel fregio d'argento iniziò ad illuminarsi; dapprima debolmente, poi in modo sempre più deciso fino a quando non proiettò un fascio di luce verde che invase tutta la stanza. Erano più di mille anni che questo prodigio non si verificava. Lo straniero poteva esserne certo: era quello il luogo giusto...

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Created on: 2/29/08 4:13 PM

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