... luce balenò nel pallido occhio del Phliggerridaff: - Voglio ucciderti! -.
Quella schietta dichiarazione di morte lasciò L'Obelisco e Snale di sasso. Non c'erano dubbi: il piccoletto era decisamente folle. Anche volendo, come avrebbe potuto essere in grado di fare fuori un umano, che era almeno quattro volte più grande di quel disgustoso ammasso di carne? E a mani nude per giunta.
I tre stettero fermi, senza proferire verbo. Il viso del Phliggerridaff, che pareva come incastonato nel torace, esibiva ancora quel ghigno malevolo, quasi una smorfia.
Dopo parecchi secondi di silenzio carichi di tensione, L'Obelisco pensò che forse poteva dissuadere quello scherzo di natura dal compiere qualsiasi atto irragionevole: - Uccidermi! Ma cosa vai farneticando, sporca palla di pelo? Io non ti conosco, non ti ho mai visto e non vedo assolutamente quale rancore tu possa serbare nei miei confronti. Smettila di minacciarci o finirai per farti male seriamente. Ti avverto: se continui con questo tono dovrò darti una bella lezione. Capito? Ora alza i tacchi e torna per la tua strada -.
Il Phliggerridaff dapprima stette fermo, senza manifestare alcuna reazione alle parole del giovine. Poi scoppiò a ridere – Phligger, Phligger! -, quel suono fece accapponare persino la viscida pelle dell'ingegnere, - Ma quale rancore? Phligger! Ma voi umani dite solo cose senza senso? -.
L'Obelisco ora era furioso, quella bestia stava osando troppo.
- Il rancore, che motivo stupido per uccidere. No, no. Phligger! Io ti ucciderò semplicemente perché questo è il mio compito. E... -, la bestiaccia si voltò verso ovest, ruotando tutto il corpo attorno a quelle braccia sproporzionate. L'Obelisco non sopportava più quella stramaledetta conversazione, quel cosetto si sarebbe preso delle belle vergate se non si fosse levato di torno al più presto.
In quel momento il disco solare sfiorò il profilo delle montagne che ritagliavano l'orizzonte, e il Phliggerridaff si voltò di scatto verso i due. La sua espressione era completamente diversa, ora il suo enorme occhio era iniettato di sangue color viola marcio: - ...E direi che è arrivato il momento di morire. Rrraaaaaaaaaagh! -.
Dandosi una poderosa spinta sulle lunghe braccia, il mostriciattolo spiccò un improvviso balzo, nella direzione dell'umano. Era un salto incredibile: riuscì a coprire la distanza di oltre tre metri che separava i due. Senza avere il tempo di poter reagire, L'Obelisco fu colpito in pieno dall'intero corpo di quella bestia folle, allo stomaco: le ossa del Phliggerridaff erano durissime, e l'impatto fu ben più doloroso del previsto.
Il ragazzo si piegò sulle ginocchia per il dolore, e il nanerottolo ne approfittò per tornare subito alla carica. Afferrò con una mano la spalla di L'Obelisco, e con l'altra strinse il suo collo. Le dita erano abbastanza lunghe da cingerlo del tutto, e strangolavano come corde.
L'Obelisco si sentì soffocare e cadde in ginocchio, mentre il compare gasteroide era ancora sopraffatto dallo stupore per la rapidità di tutta l'azione. Nonostante tutto, l'umano ebbe la prontezza di spirito per analizzare la situazione. Quell'essere non stava scherzando, faceva sul serio: voleva ucciderlo!
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Created on: 3/16/08 3:07 PM
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