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... che domanda stupida! -, rispose quello – di Butchball, mi sembra evidente ! -.

- Butchball... -, ripetè assai poco convinto Gelnoq, che si trovava alquanto spaesato in quella impensabile situazione.
- Già. Fa uno strano effetto vero? Passi tutta la vita a guardare questi bestioni che si scannano, mentre tu sei bello tranquillo a goderti la partita sul neurovisore sgranocchiando plunkitz fritti... e cosa succede? Bam! Che ti ritrovi dall'altra parte dello schermo. Eh, sì amico, ora sei uno di noi: quei poveri sfigati che rischiano la vita ogni maledetto snafuleil per far divertire gli altri! -. Mentre il Solare si esibiva in questa satirica propaganda abbozzò un sorriso forzato: le sue frasi erano cariche di amarezza, e di certo non promettevano nulla di buono. Gelnoq rimase senza parole.
Il ragazzo comprese dall'espressione turbata del Vyshmre che forse aveva esagerato. Cercò di correggersi: - No dai, non è poi così male. Quando ti abitui all'idea che domani potresti aver tirato le cuoia con tutta probabilità, è fatta. Cominci a vivere alla giornata e... sai: si tira avanti insomma! -.
- No, va bene. Sul serio... -, Gelnoq tentò di tranquillizzarsi, per non far sentire in colpa il Solare. Poi proseguì: - è che... ho bisogno di un po' di tempo per capire... non avrei mai pensato che... insomma, io credevo di essere morto. E invece eccomi ancora vivo -. Il suo pensiero andò a Maxar-II e alla sua gente, - il mio popolo... ha perso la guerra. E ora saranno schiavizzati -.
- Eh, amico! Non è che a te sia andata molto meglio. - Ma qui il giovane bimane mostrò un vero sorriso, pieno di fitti denti squadrati - ma almeno non ci sono quei fottuti dei Qamuhh a darti noia. Ehi, stanno sul cazzo anche a me quei buzzurri. Sai che ti dico: fanculo i Qamuhh! Sono sicuro che voi ribelli, anche se avete perso, gli avete fatto il culo a strisce. Non è vero? -.
- Beh, ci abbiamo provato. Eravamo pochi fin dall'inizio. Senza il supporto della repubblica non avevamo molte speranze -.
- Ah, sì? Allora fanculo la repubblica! Fregatene d'ora in poi. Ora ci siamo noi: i tuoi compagni di squadra... saremo un po' come la tua nuova famiglia. Ti troverai bene! -, il piccoletto pronunciava queste parole con entusiasmo. A quelle parole l'individuo tarchiato che stava in fondo alla sala di rianimazione, ed era rimasto in silenzio per tutto il tempo, emise un sonoro gorgoglio, che Gelnoq interpretò come uno sbuffo di sufficienza.
Il Solare se ne fregò: allungò le mani verso il nuovo arrivato con fare amichevole: - A questo proposito mi sembra giusto il caso di presentarmi: il mio nome è Johntrax-matev Aklotzky Fanelia terzo. Ma se ti va puoi chiamarmi Johnny. Sono uno dei pochissimi Solari attualmente in vita che sia effettivamente nato su Sol-III: un purista insomma. diffidate delle imitazioni! -.
Al solo sentire quella boriosa autocelebrazione, il tizio grosso rimasto in disparte sbottò in un grugnito di disappunto: - Ma sta un po' zitto, pivello! -.
Johnny non si scompose, ed esordì la frase successiva con una fragorosa risata: - Ah ah! Vedi invece quel ciccione laggiù in fondo? Si chiama Vlako, è un Testudris; ed è così pesante e così lento che non lo schiodi dalla difesa. Ah ah! -.
- Hai finito di rompere le palle o vuoi che venga a spezzarti le braccia proprio oggi? -. Il bestione si drizzò in piedi per minacciare il piccolo Johnny con la sua mole. Anche se doveva essere appena poco poco più alto di Gelnoq, quanto a stazza fra i due non vi era paragone. Al posto del torso, Vlako esibiva un enorme esoscheletro convesso, che solo a guardarlo pareva duro come sintometallo. Da delle aperture che aveva in questa corazza naturale spuntavano due braccia e due gambe tozze e cortissime. Dalla sommità fuoriusciva una testa rotonda, verdognola e squamosa, con due occhi ovali, tinti di rosso e profondissimi.
- Dai, che sto scherzando! Oh, ma te la prendi subito -. Il Solare non si fece intimidire, e si rivolse nuovamente a Gelnoq: - non temere: non fa sul serio quando dice di volermi spezzare le braccia -.
- Sì che dico sul serio! E mi piacerebbe dimostrartelo, sai? -, Vlako si diresse verso l'unica porta di quella stanza spoglia – Senti pidocchio, quando hai finito di fare il pagliaccio con il nuovo, fammi un fischio. Io intanto vado ad avvisare gli altri che si è svegliato -, il pannello automatico della porta si aprì per poi richiudersi dietro di lui.
Fu Gelnoq a riprendere la conversazione con il suo nuovo compagno – Tu mi dai l'idea di essere uno di quelli che sono sempre in cerca di guai -, disse ridacchiando sommessamente; per un istante egli dimenticò la tristezza per la sua gente, e la preoccupazione per la sua sorte. - In persona! - replicò l'altro – devi capire che non ci vengono offerti molti altri divertimenti in questi bassifondi. Eh eh! -.
I due risero. il Vyshmre si mise a sedere. Ora si sentiva sensibilmente meglio: i suoi muscoli rispondevano ai comandi a dovere. Strinse gentilmente le mani di Johnny con due delle sue, per ricambiarlo del gesto: - comunque molto piacere. Io mi chiamo Gelnoq -.

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Created on: 3/26/08 3:27 AM

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