...gli occhi. "Prima dobbiamo interrogarlo. Mettilo insieme agli altri".
Anya posò l'arco di tasso sulla sponda della polla e provò a toccarne l'acqua. Era gelida e dava una sensazione sgradevole, come se fosse in grado di risucchiare il calore di qualsiasi cosa vi fosse penetrata. Il gigante intanto, dopo avergli legato i polsi, si era caricato il viandante su di una spalla,come se fosse un sacco di farina: le vesti malamente cadenti e i capelli grigioverdi scompostamente sciolti lo facevano sembrare privo di sensi, ma i suoi occhi erano vigili e le orecchie attente. Anya si riscosse e si rialzò in piedi recuperando il suo arco: "Coraggio Borgh, incamminiamoci verso Dendraida".
Il gigante obbedì quieto senza emettere altro suono che un gorgoglio sordo e quasi animalesco.
Camminarono per poco più di un'ora e quando si fermarono Borgh scaricò senza tanti complimenti il suo fardello su un mucchio di foglie secche. Anya si avvicinò al prigioniero, gli slegò le mani e lo guardò negli occhi. Aveva occhi profondi e neri che contrastavano con quelli smeraldini del viandante. "Come ti chiami?" chiese senza alzare la voce.
"Sono Emmet di Roggiascura" rispose il viandante senza tradire paura.
La ragazza lo guardò come se stesse pensando bene come ribattere a quella risposta.
"non hai l'aspetto degli altri..."
A quelle parole Emmet rimase sorpreso. Non pensava esistessero altri emihippoi. Almeno non più.
Il ricordo del popolo degli emihippoi si perdeva nei meandri del tempo e quasi nessuno nelle Terre Orientali ricordava di... -
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Created on: 5/5/08 12:45 PM
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