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Il caldo può dare alla testa

Era una bella mattina di Luglio, poiché erano circa le otto non faceva ancora molto caldo e si poteva passeggiare sotto il sole senza sudare.
Messo piede fuori dalla porta lancia un'occhiata di sbieco al sole,sorridendo e mi diressi verso il cancello.
Mentre lo aprivo vidi il mio vicino in giardino che stava pulendo un vecchio baule, forse stava dando una pulita alla soffitta, fatto sta che era pieno di polvere dalla testa ai piedi.
Cornelio, che aveva il nome di suo nonno, ma nonostante questo aveva solo 26 anni, un paio d’anni più grande di me.
Da circa due anni era diventato il mio vicino, nonché uno tra i miei migliori amici.
Siccome sembrava non avermi visto lo salutai:
“Stai facendo le pulizie di primavera? Sei un po’ in ritardo, lo sai?”
“Oh, Risa, Non ti avevo visto, ciao! Ad ogni modo non sto facendo le pulizie, sto cercando una cosa.”
“Elisa! Io mi chiamo Elisa! Quando ti stancherai di prendermi in giro?!!”
Per un attimo la mia mente corse a quando, conosciuti da poco gli spiegai alcuni aspetti interessanti della lingua giapponese, tra cui la sostituzione della l con la r, sommando il fatto che aveva sentito molta gente chiamarmi “Lisa” il gioco era fatto. Inoltre sapeva, che nonostante mi arrabbiassi quando mi chiamava così, infondo mi faceva molto piacere e che usava quel sistema per comunicarmi bidoni dell’ultimo minuto.
Lo fissai per qualche istante e, anche se ormai credevo di sapere la risposta, formulai la domanda:
“Non mi hai ancora detto se stasera ceni da me.”
“No, mi dispiace.”
“Ma è il quarto invito che declini! Devo dedurre che la tua ragazza sia molto gelosa?”
“Lo sai bene che non ho la ragazza, solo che..”
Lo sua frase fu interrotta dagli squilli del mio cellulare: era Michela che mi domandava che fine avessi fatto, dato che dovevamo vederci in piazza mezz’ora prima. Che si aspettava? Che fossi puntuale alle 8,00 del mattino? Io?
Salutai in tutta fretta Cornelio e corsi alla velocità della luce al luogo dell’appuntamento.
Io e Michela girammo per tutta la mattina il mercato e i negozi, fino a che, sfinite dal caldo e dal mal di piedi ci fermammo verso mezzogiorno in un ristorante del centro.
Mentre stavamo attendendo i piatti ordinati, Michela mi disse:
“Hai sentito? Sembra che quest’anno siano riusciti ad organizzare lo spettacolo teatrale, pare abbiano trovato l’attore che mancava alla compagnia.”
Infatti erano anni che la tradizionale rappresentazione teatrale per la festa del paese non veniva fatta, esattamente da quando uno dei componenti della compagnia se ne era andato; dato che lo spettacolo era sempre lo stesso da allora nessuno aveva voluto prendere il suo posto, perché era un onere molto pesante, ma soprattutto nessuno sarebbe stato in grado di sostituire degnamente il membro mancante.
“Deve essere un ottimo attore, o qualcuno che non sa a cosa va incontro. A parte ciò credo proprio che andrò a vederlo, quando mi sono trasferita qui avevano già smesso di farlo.”
“Credo sia impossibile, i biglietti sono esauriti già da una settimana, dovevi pensarci prima!”
Nel frattempo arrivarono i nostri piatti, e nella piazza stava iniziando il trambusto per la preparazione della festa che sarebbe iniziata quella sera.
Dopo pranzo io e Michela prendemmo la macchina e andammo al mare, che distava pochi chilometri dal paese.
Quando tornammo la festa era entrata nel vivo, c’erano bancarelle di dolciumi per i più piccoli e uno stand della birra attrezzatissimo, inoltre al centro della piazza era stata realizzata una pista da ballo ed era molto affollata. In quel momento probabilmente stava per iniziare il famoso spettacolo teatrale. Improvvisamente iniziò dal cielo una pioggia leggera che durò per circa dieci minuti.
Quando smise di piovere dall’asfalto, caldo per la giornata di sole cocente, si levò una fitta nebbia alta circa mezzo metro che risparmiò l’utilizzo del fumo da parte della pista da ballo.
A mezzanotte la nebbia non si era ancora diradata, sembrava che una forza misteriosa la trattenesse lì, incatenata. Io la osservavo incantata, muoversi leggermente al minimo soffio di vento o al passaggio delle persone. Appoggiata a un albero sul limitare della piazza, presa da quella danza ipnotica, sobbalzai quando Michela mi comparve accanto dicendo sibillina:
“Con la rappresentazione teatrale sembra sia tornato anche il fantasma…”
“Di cosa stai parlando? Lo sai benissimo che i fantasmi non esistono!”
La rimproverai, più per lo spavento che mi aveva fatto prendere che per le sue strane parole.
“Invece – replicò- ti sbagli: sembra che in questa sera di circa cent’anni fa un uomo sia morto in circostanze tragiche e misteriose sul ponticello di porfido che porta a casa tua, pare che appaia solo la prima sera della festa del paese, quando piove, come poco fa. Secondo alcuni è il fantasma di un giovane innamorato che perse la sua amata a causa di una malattia. Preso dalla nostalgia incominciò a recarsi sul ponticello dove i due solevano incontrarsi.
Vi andava tutti i giorni, quasi sperando di rivederla apparire dal fondo della strada, dimenticandosi di mangiare e dormendo sempre meno, per passare il più tempo possibile in quel luogo. Una sera accadde che, mentre osservava sconsolato il pendete appartenuto alla sua amata, gli scivolò di mano, ma dato che,proprio come adesso, vi era uno spesso strato di nebbia al suolo, non fu in grado di ritrovarlo, dopo ore che lo cercava si appoggiò,stanco alla balaustra del ponticello, che vecchia com’era non resistette al suo peso e lui cadde nel fiume. Lui, deperito dalla mancanza di cibo e di sonno, non fu in grado di rimanere a galla e probabilmente annegò. Dico “probabilmente”, perché il corpo non fu mai ritrovato. C’è chi dice che in realtà lui non sia mai annegato, e che quella nebbia fosse in realtà la strada per gli spiriti e lui per sbaglio l’avesse imboccata credendo di vedere colei che amava.
Fatto sta che ora, ogni qual volta si presentino le condizioni già citate, egli riappare sul ponte alla ricerca del ciondolo con un’aria sconsolata dipinta sul viso e, se una ragazza ha la sconsideratezza di passare su quel ponte quando lui appare, rischia di essere portata via, scambiata per la sua amata… Lisa, stai attenta quando torni a casa, fai un’altra strada!”
“Lo stai dicendo solo per spaventarmi! Ma non credere che io possa cascare in un simile tranello! Adesso me ne vado a casa, ci vediamo domani.”
Le voltai le spalle, piuttosto seccata dall’idea che la storiella di Michela avesse sortito qualche effetto, e che mi avesse improvvisamente trasformato la fascinazione per la nebbia in un sentimento di inquietudine.
A passi svelti mi diressi verso casa. Camminai per un po’ e , quando giunsi davanti al bivio che portava al ponte o su un’altra strada, scelsi con decisione la via del ponte, anche se, passo dopo passo dovetti ammettere a me stessa di non essere affatto tranquilla.
Arrivai davanti al ponte e lo fissai per tutta la sua lunghezza…molta nebbia, ma nulla, nessuno. Poi, all’improvviso, lo vidi: apparve dalla nebbia, proprio in mezzo al ponte. La mia mente cercò una spiegazione logica a tutto ciò, ma nel vedere i vestiti, vecchi di un secolo, il viso pallidissimo ed emaciato, e uno sguardo tetro e sconsolato, il sangue mi si gelò nelle vene, tutto ciò che riuscii a pensare furono le ultime parole di Michela, e cercai di scappare, ma le gambe non rispondevano. Ero inchiodata lì da quella visione spettrale, che si agitava sul ponte alla ricerca di qualcosa. Mi vide, il suo sguardo si fissò su di me e, dopo, un istante, sul suo volto si dipinse un sorriso di sollievo, ma su quel volto esangue sembrava solo uno grottesca smorfia inquietante. Lentamente si diresse verso di me. In qualche modo, riuscii a muovere le gambe e feci qualche passo indietro, ma inciampai e caddi a sedere. Non riuscivo ad alzarmi, le gambe non rispondevano, gridai :
“Vattene via! Non sono io la tua amata!”
Ma il fantasma non accennava a fermarsi. La vista mi si iniziò a confondere a causa delle lacrime che iniziavano a bagnarmi gli occhi. Quando fu ad un passo da me lo vidi allungare una mano e io istintivamente chiusi gli occhi e tremante attesi che mi portasse via.
“Risa si può sapere che cavolo hai da urlare?”
Spalancai gli occhi e fissai il viso del fantasma accovacciato di fronte a me: altro che fantasma! Era Cornelio vestito come un damerino dell’ottocento e con la faccia completamente truccata di bianco.
Dopo un attimo di smarrimento, rimisi insieme i pezzi e gli gridai furente:
“ Tu! Ti sei messo d’accordo con quella vipera per farmi paura!!”
Il ragazzo alquanto stranito sollevò un sopracciglio interrogativo e disse:
“ Non capisco di cosa diavolo tu stia parlando.”
“ E allora perché sei vestito così?”
Cornelio avvampò sotto lo spesso strato di cerone, e in quell’istante credetti di aver avuto la conferma alla mia teoria, se nonché un istante dopo lui disse con voce timida:
“ Lo spettacolo della festa del paese…ne facevo parte, mi hanno tirato dentro non so come…per quello che ti ho bidonato ultimamente, ma mi imbarazzava dirtelo..”
Vagamente incredula lo incalzai:
“ E allora perché diavolo ti aggiravi qui?”
La voce di Cornelio si fece ancora più flebile per l’imbarazzo:
“ Ho perso le chiavi di casa,sarà un’ora che le cerco, ma questa dannata nebbia non aiuta… quando ti ho vista ho tirato un sospiro di sollievo perché tu ne hai una copia.”
In quel momento tensione della paura e della rabbia si sciolsero e scoppiai a ridere. Cornelio mi sorrise e si alzò voltandosi in direzione di casa per incamminarsi, ma si sentì tirare alla base della giacca.
“ Cor, non riesco ancora ad alzarmi…”
Dissi con voce quasi infantile e rossa d’imbarazzo.
“Non ti facevo così fifona..”
“Non sono fifona è che..”
Non potei finire la frase perché all’improvviso mi ritrovai in braccio a lui. Gli misi le braccia intorno al collo per tenermi più salda e dissi:
“Adesso non ti sembra di esagerare?”
“Nah! questo ed altro per la mia amata!”
emisi un sospiro di rassegnazione e dissi:
“Smettila di prendermi in giro e ogni tanto cerca di essere serio.”
Sul suo viso si dipinse un’espressione enigmatica e disse sardonico:
“ E cosa ti dice che io non lo sia?”.

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Genres: Horror, Humour, Romantic

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Created on: 7/21/08 8:23 PM

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