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...soltanto tre della loro specie: Emmet, suo fartello Onner e sua sorella Adriel.

- Revision #1 - May 6, 2008 9:45:44 PM UTC

Kirron, suo padre, gli mancava molto: lo aveva lasciato da ormai più di un anno. Da giovane era stato un guerriero temuto e rispettato sia dagli uomini che dal piccolo popolo. In seguito, però, aveva dovuto abbandonare la vita guerresca per via della ferita al ginocchio che non gli consentiva più l'agilità di un tempo.
Emmet era solo un fanciullo quando lui e suo padre si ritirarono a Roggiascura, al limitare delle Terre Orientali, vivendo tra gli uomini, ma sempre in disparte dalla società. La sua famiglia, e la stirpe degli Emihippoi nei decenni passati e nel corso della storia aveva sempre dovuto nascondersi, combattere, fuggire le persecuzioni, celare la propria vera natura. Suo padre gli raccontava spesso queste battaglie, e le vittorie dei loro simili. Ma ci furono anche molte sconfitte, e il sempre più esiguo popolo degli Emihippoi fu infine sterminato.
Tuttavia Kirron non sembrava essersi arreso. Suo padre non perse mai la convinzione di un riscatto fino all'ultimo battito del suo cuore.

Emmet riemerse dai ricordi quando sentì un forte tonfo che fece tremare il terreno. Notava solo ora che vicino al luogo dove si erano fermati si ergeva una bassa collina rocciosa. Borgh stava compiendo la faticosa operazione di spostare dei pesanti massi che si trovavano accatastati sul fianco della piccola altura, e che dovevano essere stati accatastati lì per nascondere qualcosa.

Emmet si distese tra le foglie, la stanchezza del lungo viaggiare si faceva ancora sentire fin nelle ossa, attenuata solo lievemente dal confertevole riposo della scorsa notte.
Ritornò ancora con la mente agli anni trascorsi a Roggiascura, anni in cui Kirron era stato oltre che un padre, un maestro. La sua salute peggiorava e la vecchia ferita - di cui andava fiero - portava dolori sempre più acuti, febbri sempre più violente e frequenti. Nonostante questo a volte uscivano ancora insieme nella notte, padre e figlio, maestro e allievo, per le foreste profumate di pini e resina vicino Roggiascura. Assumevano la forma di centauri e anche se Kirron non poteva cavalcare come una volta, gli insegnava la conoscenza delle erbe e i loro poteri magici e medicinali, gli mostrava come interpretare la posizione degli astri, come costruire e bilanciare frecce e tirare con la lancia.
Di giorno invece, suo padre lavorava incessantemente. Scriveva. Non lasciava mai che lui potesse leggere il suo libro, ma ci lavorava senza sosta, il che non giovò certo alle sue condizioni di salute.

Bonf! Un altro grosso macigno fu rimmosso dal fianco della collina, ma Emmet ci fece a malapena caso. Il suo sguardo era perso nei ricordi dei boschi illuminati dalla luna, e il giovane mezzo-centauro non poteva fare a meno di immergersi nei suoi pensieri.

Negli ultimi giorni della sua vita, Kirron, in preda alle febbri, disse che la loro stirpe un giorno si sarebbe rialzata dalla polvere; le altre razze del piccolo popolo che avevano subito un fato simile si sarebbero unite, e insieme avrebbero posto fine all'esilio dalle loro patrie foreste, rubate dagli umani ignoranti. E quel giorno sarebbe sorta una nuova nazione. Vaneggiva.
Solo in punto di morte Kirron lo chiamò a sé, gli disse che aveva un fratello ed una sorella che erano ancora vivi, e gli consegnò il libro, quel libro incredibile che lo aveva condotto fino alla valle del Lungorivo.

Tunf! Borgh rimosse l'ultimo dei macigni, rivelando uno scuro ingresso di una caverna nel fianco della collina rocciosa: un basso arco naturale di rocce aguzze e frastagliate, simile alla bocca spalancata di uno lupo.

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