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.... Emmet indietreggiò, si voltò ed entrò nella gelida oscurità della caverna.

- Revision #1 - May 13, 2008 9:06:57 PM UTC

Emmet vide una sorta di corridoio di roccia estendersi davanti a lui per poche decine di passi, quindi - notò a fatica nel buio - una svolta che portava ancora più nel cuore della collina. Arrivato oltre l'angolo, dall'esterno non l'avrebbero più visto.

Svoltò quando Borgh poneva rumorosamente il primo masso di fronte all'ingresso.

Quello che itravide nell'oscurità lo sorprese per un attimo, ma si impose di concentrarsi e cominciò la trasformazione in centauro. Mentre la struttura del suo corpo cambiava, la statura aumentava e i suoi sensi diventavano più acuti, i suoi occhi si abituavano velocemente all'oscurità. Davanti a lui la caverna diveniva un ampio vano circolare, dal diametro superiore a un tiro di freccia. Alle narici gli giungeva l'odore impastato dell'umidità che ristagna in un luogo chiuso. Dal fondo della sala, udiva qualcuno - più di uno - muoversi, e una sorta di roco respiro.

Un altro urto sordo gli indicò che Borgh aveva posto la seconda pietra sull'uscio.

Quando l'eco del rumore si dissolse, Emmet potè udire un sussurro: "Entra, non farmi attendere. Sei tu che possiedi ciò che io bramo?"
Non vedeva di chi fosse la voce e il tono stridulo lo fece rabbrividire di terrore. Con una occhiata notò che lungo la parete di roccia più lontana erano ammassate una serie di gabbie, ognuna con dentro almeno un individuo. Sapeva che se avesse indugiato ancora un istante non avrebbe avuto scampo, ma più che la ragione furono la paura e il senso di pericolo a spronarlo. Ora che la trasformazione era completa, questi erano sentimenti quasi incontrollabili. Si voltò e si lanciò al galoppo lungo il corridoio di roccia. La sua testa umana sfiorava la volta, il rumore folle degli zoccoli rimbombava all'infinito nell'antro, come se un esercito di cavalieri invisibili lo inseguisse.

L'apertura era quasi del tutto chiusa; rimaneva lo spazio appena sufficiente per passare. Abbassò la schiena in avanti più che potè e raccolse al petto le zampe anteriori mentre dava l'ultima spinta con quelle posteriori, lanciandosi nel passaggio. Sentì la criniera impigliarsi nelle radici e un acudo dolore al dorso mentre sfregava violentemente sulla superficie di roccia, e in un attimo fu all'esterno. Finì quasi addosso a Borgh che oscillò sbilanciato dal peso del macigno che stava portando. Anya - come aveva sperato - aveva momentaneamente abbassato la guardia e ora stava recuperando l'arco e la freccia nel terreno.

Emmet vide sul volto di lei un'espessione sorpesa. In quell'istante diede il massimo slancio verso il lato sinistro, ma il folto degli alberi era ancora distante. Prima che lui avesse potuto raggiungere la salvezza di quel riparo Anya avrebbe avuto tutto il tempo necessario per incoccare e tirare da breve distanza. Emmet se ne rese conto, ma non gli restava altro da fare che proseguire al massimo della velocità. Udì alle sue spalle lo scricchiolio dell'arco che veniva teso. Sapeva che avrebbe udito da un momento all'altro la nota vibrante della corda e il breve fischio della freccia che gli avrebbe trapassato il collo.

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